L'uomo è il sacerdote del caos, la pedofilia è la sua volontà di potenza sulla natura infante, la vita è la celebrazione di tale miseria.

I preti pedofili danno messa ogni giorno.

sabato 29 settembre 2012

Testi

Indice
Golem
Faust
Split Ep w/Nastenka aspetta un altro
L'Age d'Or


Golem (Autoprodotto - 2011)
















Idios Synkrasis

Estirpano il cancro dalla terra
e lo vendono come fosse oro
per creare denaro.

Il resto del tempo è un continuo inganno
alla propria gogna
alla propria agonia.

L'uomo diserta l'inferno
solo per costruirlo altrove
ed è l'unica legge che rispetta.

Me ne accorgo quando il tavolo in legno
dove sputo il mio veleno
puzza così tanto
da costringermi ad alzare la testa.

Leggi Cioran e concludi
che se la nascita è un inconveniente,
per alcuni, la morte
è una necessità. 


La scelta

Non si può sputare l'aria
nel gorgo il tonfo del cannone
confonde un'espressione folle
ed è il suo primo giorno.

Non c'è esistenza da biasimare
se sei forte usa pure le mani
e non l'arma vile e insanguinata
di chi si ostina a vivere di regali.

Se tu vuoi puoi ammazzarmi
ma non credere di essere libero
Se tu vuoi puoi fermarti
ma non credere di rendermi libero

Ricorda pure quando eri bambino
e sventolavi una bandiera assurda
qui a Gaza non ci sono bandiere
e la guerra è solo il tuo mestiere.

Lascia l'odio e volta le spalle
tieni l'arma e non voltarmi le spalle mai
se ti volti finirò per ucciderti
non risparmio come non puoi reprimermi.

Se tu vuoi puoi ammazzarmi
ma non credere di essere libero
Se tu vuoi puoi fermarti
ma non credere di rendermi libero


Venia

Quello che vivo non lo so
quello che respiro non lo so
qui chi comanda non lo so
qui chi dice il giusto non lo so

La morte è la croce
la bara è la pace
mi segno la mia croce
e sogno un'altra vita
che non ho

Legge non esisti dal momento che mi dici no
Dio non esisti che anche tu hai i tuoi santi ed eroi
chiedi venia amore che sei frutto degli inferni miei
chiedi venia, non esisti.

Ho visto il senso nel sole per troppi giorni
Ho chiesto troppe volte scusa senza motivo alcuno
ed il peccato non lo so
e le preghiere, quelle no.

Un simbolo di pace
un porco e la sua voce
il figlio del Signore
un bimbo sporca il cuore

Un simbolo di pace
un porco e la sua voce
il figlio del Signore
Il figlio del Signore

Legge non esisti dal momento che mi dici no
Dio non esisti che anche tu hai i tuoi santi ed eroi
chiedi venia amore che sei frutto degli inferni miei
chiedi venia, non esisti.


Holdings

Il palazzo scarno divide esattamente
il cielo slabro nei suoi spunti d'orizzonte.

Questo è ciò che divido io:
una retta, due fanali,
e la ricerca spasmodica di geometrie
inessenziali
dall'essenza.

Chi ha ragione ora?

Rincorrono le forme la mia continua stasi
alla fermata del 12 sbarrato.
In attesa del tempo in cui sarò conforme
e non saprò dichiararmi morto.


Faust (Autoprodotto - 2012)

















Impero

Le stanze perfettamente chiuse
il buio del corridoio e la cucina sporca
il grido scabroso dietro una porta
che nessuno aveva il coraggio di aprire.
Si aggiravano come zombies dalle ore ventidue
provando a sconvolgere la noia
con sconvolte noiose abitudini.
Era una breve parentesi.
Il divertimento vero si godeva
nella vista dei loro corpi
morti
alle soglie del mattino
rantolati su poltrone fradice
e pasticche spezzate.
Sul pavimento giaceva, mai letto, "Impero".
Costruire l'impero sull'inedia
dei vari appartamenti universitari,
tutti ordinati dallo stesso disordine.
Distruggere.
Lavando le mie mani sporche
del sangue del reato.
Lavando le mie mani sporche
di sangue dal peccato. 


La sera del 15 ottobre

Il raglio controllato del treno.
La solitudine che spinge a guardarci.
Tre biglietti usati riciclati come segnalibro
di un romanzo che non si fa leggere.
Lo specchio del finestrino, al buio,
riflette un volto appagato dal ritorno a casa.
Dove sei stato la sera del 15 ottobre?
Quante volte hai girato sobrio per le strade di Roma?
Chi o che cosa è veramente cambiato?
Perchè questa volta hai disertato?
Non si stancano mai di ripetere slogan
come le holdings
come il marketing
come i networks.
Promoters stagionali di un cambiamento necessario.
Ma non richiesto.


Feccia

Perchè la tua carne putrida
genera sconcerto sul mio pene,
squadri il mio volto con aria sbilenca
tacendo il travaglio delle voglie.
Esco di senno e forse mi accorgo
dell'inopportunità di un gesto blando,
seguo il tuo sguardo e mi ritrovo
dall'altro lato del letto.

Quanti errori ho seminato invano
rinnegando il nulla più totale,
quando imparerò anche io a mangiare
troverò soltanto carcasse.

Esce di casa il mio volto stanco
per il pullman delle 7 al mattino.
Mi laverò ancora una volta
per levarmi la tua feccia di dosso.


Streben

Liquidi stanchi di soprusi sento
escrementi fuori dal mio corpo flaccido
dall'estate, dall'età
accasciato viscido di negata pietà
nelle strade lucide dell'ipocrisia.
Non è forse un'arma
la mia debole incondizionata resa
all'astinenza totale dalla vita,
l'a-coscienza del consueto memoriale,
la rovina rognosa del sangue,
il siero nero dell'anima.
Potrò bramare, ancora...
finchè la bava non mi toglierà il respiro.

NASTENKA ASPETTA UN ALTRO/PRETI PEDOFILI - SPLIT EP (Autoprodotto 2013)
















Cancro

Logoro d'odio, infausto dentro
ottengo presagi d'alienazione
e tormento le mie voglie in privazioni
furiose, cibandomi di animali.
Sono un animale.
Vivo nelle ispide foglie
e scruto troppe inutili prede
il cui male è solo quello di lasciarsi
troppo facilmente addentare.
Il morso è molle, lo sguardo nevrotico,
la mia bocca incancrenita dal sangue alieno
subirà rapide metamorfosi fino ad occludersi.
E al fine strazierò i miei nervi
di bestia ferita, ruggente, fiera,
tradita dagli istinti
veemente nei lamenti
contorcendo l'ira ferina in spastici drappeggi.
Spira, ora, mia anima liberta
il tuo pianto non poserà alcun fiore
sul monumento all'odio sociale
su cui in livide effigi griderà lo scritto:
'Ivi giace il Male'.

L'Age d'Or (Toten Schwan 2013)
















Iride

Antonio non resiste
vuole escludersi da sè
ma ancora non capisce
che il suo corpo è immorale.
Non è normale.
Antonio, disumana follia,
carne, ciglia, prostituzione, gioia e poesia,
in quelle strade in cui il sesso
lo paghi bene e lo fai male.
C'è un'erudizione della conoscenza che è esattamente ciò che chiamiamo erudizione, e c'è un'erudizione dell'intelletto che è ciò che si chiama cultura. Ma c'è anche un'erudizione della sensibilità.
L'erudizione della sensibilità non ha niente a che vedere con l'esperienza della vita. L'esperienza della vita non insegna niente, così come niente insegna la Storia. La vera esperienza consiste nel diminuire il contatto con la realtà e nell'aumentare l'analisi di quel contatto. In tal modo la sensibilità si allarga e si approfondisce, perchè in noi c'è tutto, basta cercarlo e saperlo cercare.
Cosa significa viaggiare e a cosa serve viaggiare? Qualsiasi tramonto è il tramonto; non è necessario andare a vederlo a Costantinopoli. E il senso di libertà che nasce dai viaggi? Posso averlo andando da Lisbona a Benfica e forse con un'intensità maggiore di chi va da Lisbona in Cina, perchè se la libertà non è in me non la troverò da nessuna parte.
(Fernando Pessoa - Il libro dell'Inquietudine - 76/389)


Mavis

Nella polvere grigia, nella rabbia nera,
nella strada piena, nella follia fusa,
nella folla stretta nel corpo bianco,
nella televisione accesa nella casa vuota,
nella fottuta domenica pomeriggio
che mi assicura sempre al mio dolore,
spengo l’ultima residua voglia di rivedermi
cianotico, grasso, deforme,
nelle vetrate di uno specchio che non sia il mio.
Mi bastano appena
una porta di legno e un tavolo bianco
su cui infrango pugni e tentazioni
di essere io quel mostro,
di chiudere io quel cerchio
troppo storto, troppo grande
perché possa amarlo appieno,
e dimenticarlo del tutto.
Ogni preghiera è una bestemmia
come c’è il male in un sorriso
come il cancro che divora un volto infante
come la bottiglia a cui mi arrendo
per non dover più respirare.
Lascia aperta la porta, tu che esci
lascia entrare quel suono,
subdolo accattivante in pose plastiche
da mercante,
viscido ripugnante infimo e sporco
delirante,
lo senti quel suono
lo sento quel suono
è l’uomo che annienta l’uomo.

Self Made Man

Come il pianto, lento, striscia
su un volto stanco, spento,
lascia sul pavimento
il vecchio che vive dentro,
stringe nel movimento
piegato nello sgomento
il subdolo piacere di piacersi. Le braccia raccolgono i suoi sensi nude
non contengono poi quel corpo
che molle s'abbandona poi nel colpo
letale dell'età.
E danzeremo come zingari al mattino
sguazzando ebbri in pozzanghere insanguate,
dicendo che si mangia solo per la fame
che è giusto anche rubare quando non si ha il pane.
Lo cantava pure il mito di De Andrè,
anche lui rubava i testi da Brassen.
Anche lui rubava e sì che lo sapeva,
anche lui rubava, il pane ce l'aveva.

Cammino ogni giorno sul lungomare del disastro,
l’acqua invita a destra,
la gente ripudia a sinistra,
in mezzo il solco di solitudine che ho tracciato.
L’estate lo rinfaccia sempre
nelle fughe spastiche di ognuno.
Quando l’auto mi passa accanto
mostra il bambino e il suo insulto:
“Scemo!”,
quando il cristo fallito al molo
divide Peroni e pesci ai suoi discepoli,
quando non mi perdo, neppure
nel volo del gabbiano.
Cammino ogni giorno.
Sempre in mezzo.
Al caldo.

Cancro

Logoro d'odio, infausto dentro
ottengo presagi d'alienazione
e tormento le mie voglie in privazioni
furiose, cibandomi di animali.
Sono un animale.
Vivo nelle ispide foglie
e scruto troppe inutili prede
il cui male è solo quello di lasciarsi
troppo facilmente addentare.
Il morso è molle, lo sguardo nevrotico,
la mia bocca incancrenita dal sangue alieno
subirà rapide metamorfosi fino ad occludersi.
E al fine strazierò i miei nervi
di bestia ferita, ruggente, fiera,
tradita dagli istinti
veemente nei lamenti
contorcendo l'ira ferina in spastici drappeggi.
Spira, ora, mia anima liberta
il tuo pianto non poserà alcun fiore
sul monumento all'odio sociale
su cui in livide effigi griderà lo scritto:
'Ivi giace il Male'.

Dies Irae

Dies irae
Dies illa
Solvet saeclum en favilla
Teste davidcum sybilla


Quantus tremor est futurus
Quando judex est venturus
Cunta stricte discus surus

C'est femme l'autre nom de dieu (Testo di Alfonso Errico)

Forse
forse
or sei
senza lei.
perchè l'hai voluto
certo
sconcerto per quel che t'hanno fatto
lambito come una ciotola
sempre solo
così
sei
poi
puoi
vuoi
voi
ma
non ci riesci
ad essere due
non ci riescon ad essere tue
ti lusinga l'amore
ti fomenta il sesso
ti eccita la sfida
ma temi di nuovo l'abbandono
e fuggi via per non riprovare quel trauma ancora vivo
e così
solo di nuovo
disperato per questa tua impotenza sociale torni a cercare miserie altrove
le troverai facilmente
le perderai in egual misura.

Vio-lento

Sordi, immuni, raccapriccianti,
lenti, muti, sorridenti
avanti, ridere, piangere,
non importa, giusto, guasto,
sbagliato, chi lo sa,
gusti, rispetto, opinioni,
condividere, esagerare,
ormoni, impazziti, uomini,
brillanti, tette, culi,
strafottenza, timidezza,
profondità, anima, religione,
potere, calcio, vanità.


Se ancora mi parli di libertà
io mi rifugio ancora nella violenza.


Giochi, sguardi, coppie,
fottere, tremare, emozioni,
tacere, rivestirsi, telefonare,
messaggi, gratis, pagare,
sesso, con te, con me stesso,
fandonie, romanticherie, orgasmi,
rimpianti, nostalgie, attese,
vigilie, domani, il lavoro,
realizzarsi, prima io,
non seguirmi, la tua strada,
la mia, non ci siamo, distrazione,
l'amore, prima di tutto, se conviene.


Prenderò a calci il tuo bel culo tondo
ti farò vedere io come gira il mondo.

Begotten

Il fango sulle mie braccia
gongola orgoglio sul mio corpo,
compiace il rigurgito in me
ma resta fuori.
Quanto è falsa la spirale decadente,
la coda dell'occhio ambisce l'anfratto
dell'altro
neanche il margine è abbastanza lontano.
L'ego depravato mi consola,
le mani ben salde nel flaccido terriccio
ritrovano paura nell'affondo
inesempio antiestetico inopportuno
morto il ricordo di vana lieta
presumo il crollo stolto nel vuoto torto.

Al culmine della discesa assaporo l'appetito
del penetrante possesso,
lei non conta,
è solo l'ultima residua voglia
di salvarmi.

Lo stupro non è tutto.
Guarda pure quello che ci resta attorno.

Primo Sangue

Chiudere in macchina il tuo corpo freddo,
mentre la sigaretta ha già il sapore d'inferno.
Il male per ricordare,
la salute per obliare,
il tuo sangue scivola fuori,
il mio seme ti sputo dentro.
I giorni che dividono dalla fine
sono granelli assopiti nel vigore del vento

Aguirre era un ribelle tremendamente ambizioso. Guidò l'ammutinamento ai danni di Ursuà e si fece nominare nuovo comandante della spedizione. Cercavano l'El Dorado. «Convertire questi selvaggi è davvero un compito arduo», diceva il frate dell'equipaggio di fronte ai due indios che si erano avvicinati alla loro zattera. Gli porse la Bibbia, presentandola come la parola di Dio. I due indios avvicinarono il loro orecchio al libro. Non riuscirono ad ascoltare niente. Furono decapitati seduta stante. Gli avventurieri continuavano il viaggio lungo il Rio delle Amazzoni, ma i viveri diminuivano e l'ostilità degli altri indios presto si sarebbe organizzata in agguati veri e propri. Aguirre non aveva intenzione di tornare indietro, nonostante il malumore e le insistenze dei suoi sottomessi. Le frecce degli indios, sempre invisibili, non lasciarono scampo. Aguirre, rimasto solo con la figlia Flores, impazzì del tutto. «Sono il furore di Dio, la terra che io calpesto mi vede e trema», diceva. « Quando regnerò su questa terra sposerò mia figlia. Avremo una razza pura». Flores fu l'ultima a morire, colpita da una lancia che le trapassò il ventre. Aguirre era solo.

Hate

Non l'ho vista più
la tua certezza.
Scopri vuoti di esistenza
L'odio accorre in emergenza
Non ti vedi in questo stato
Sai tuo figlio è laureato
Solitudine ti assale
Sputa il rospo e segui il male
L'innocenza disinforma
Puoi aderire a questa norma.

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